Inserito da: gli.alieni | Martedì 11 Novembre, 2008

NO ALL’AMMAZZA BLOG!!!!

Ci risiamo. Sembra proprio che i blog (leggi= libera informazione in rete) siano di nuovo presi di mira.

La notizia l’ha lanciata in rete Punto Informatico. Copio incollo l’incipit del post di Luca Spinelli:

“Era ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi“, disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.

La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.

Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).
Minotti ne fa una breve analisi sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione. Diamo insieme un’occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani” (continua qui)

Qual è la preoccupazione ?

Quanto finora proposto non tocca direttamente tutti i blog e i blogger (cioè vengono salvati apparentemente i blog che non hanno banner pubblicitari, per i quali non c’è guadagno, “quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”) ma i segnali inquietanti ci sono tutti.

Perché se passa quanto proposto, è chiaro che siamo di fronte ad una prima restrizione della libertà di espressione della rete: chi è costretto a iscriversi al ROC,  Registro degli operatori di comunicazione, è poi sottoposto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

Il che significa alzare il livello di autocensura da parte di chi scrive in rete  (e perciò limitare la libertà di espressione) e appiattire la produzione delle notizie in rete agli standard della carta stampata e delle tv.


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